Giovedì, 16 Settembre 2021
Politica

Scuola, Lorenzoni attacca la Regione: «Siamo chiamati a riaprire gli Istituti, in completa sicurezza»

Il consigliere regionale: «Lo dobbiamo ai nostri giovani. La soluzione? Un piano ad hoc che comprenda vaccinazione per gli insegnanti, trasporti e ingressi scaglionati»

«Siamo chiamati a riaprire gli Istituti, in completa sicurezza. Lo dobbiamo ai nostri giovani. La soluzione? Un piano ad hoc che comprenda vaccinazione per gli insegnanti, trasporti e ingressi scaglionati». Con queste parole si è espresso il professor Arturo Lorenzoni, ex vice sindaco di Padova e portavoce dell'opposizione in consiglio regionale. 

Dati e sicurezza

«Il dato di realtà è che dal 24 febbraio del 2020 e fino al 31 gennaio di quest’anno gli studenti veneti delle superiori saranno andati a scuola, in presenza, solamente 38 giorni. Sempre che l’ultima ordinanza del presidente della Regione non venga addirittura prorogata». Secondo il portavoce delle opposizioni in Consiglio regionale, Arturo Lorenzoni, la questione delle secondarie di secondo grado in presenza deve rimanere in cima all’agenda politica. Ovvero, è necessario riaprire al più presto gli Istituti superiori, in totale sicurezza. «Si tratta di una priorità – spiega – per oltre 200mila allievi, dalla prima alla quinta superiore. E invece Zaia ha scelto ancora una volta la via più facile. Durante la pausa natalizia i dirigenti e i docenti hanno rimodulato gli orari, in vista della riapertura, peraltro confermata più volte dal Ministero all’Istruzione e dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Il personale si è organizzato in questo modo, in maniera professionale, al fine di garantire una reale ripartenza. Nessuno ha comunicato loro che non sarebbe andata così. Salvo poi scoprire, al consueto punto stampa di lunedì 4 gennaio (cioè solamente pochi giorni prima), che l’attività scolastica sarebbe continuata in Dad, almeno fino al prossimo 31 gennaio».

Sistema sanitario

«Qui non è in discussione il numero dei contagi e la drammatica preoccupazione per gli effetti sul sistema sanitario – precisa Lorenzoni – bensì il valore che intendiamo dare all’Istruzione, soprattutto in un’età delicata qual è l’adolescenza. C’era tutto il tempo per redigere un piano ad hoc di rientro, che comprendesse trasporti, ingressi scaglionati, se necessario classi divise. Stiamo tutti attraversando un periodo straordinario, motivo per cui servono misure altrettanto straordinarie per il mondo della scuola. Sempre che quest’ultima venga ritenuta un servizio essenziale, a beneficio della comunità».

Responsabilità

«L’impressione è che i nostri ragazzi siano considerati dei meri potenziali vettori del virus, non come persone che hanno bisogno di formazione, dialogo a tu per tu, contatto umano per una loro completa formazione. In classe, in presenza, gli allievi non ricevono delle asettiche nozioni relativamente alle diverse materie del loro ciclo di studi, ma hanno la felice opportunità di porre le basi per diventare le donne e gli uomini di domani. Ridurre l’azione amministrativa alle risposte di difesa con le limitazioni agli spostamenti e non iniziare nemmeno un ragionamento di prospettiva su tale argomento – conclude Lorenzoni – significa abdicare alle nostre responsabilità di adulti, prima che di amministratori del bene comune. Chiudere tutto per un tempo così lungo, oltre la risposta immediata all’emergenza, in ultima istanza, è una sconfitta per la società».

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