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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Cronaca

Frode fiscale nel settore della moda: sequestri per oltre 4 milioni, nei guai i vertici della O Bag

La guardia di finanza di Padova ha dato esecuzione, nelle province di Belluno, Padova e Venezia, a un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni

Nei giorni scorsi i finanzieri del comando Provinciale di Padova, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione, nelle province di Belluno, Padova e Venezia, a un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni, disposto dal Gip del tribunale, per un valore di oltre 4 milioni di euro, a conclusione di un’articolata attività investigativa che vede il coinvolgimento di cinque indagati (soci e amministratori pro-tempore). L'azienda finita nell'inchiesta è la O Bag di Campodarsego, nota per le sue borse. Tra gli indagati ci sarebbe il titolare M.Z., 50 anni di Dolo (Venezia), il socio S.D.L., 50 anni di Vigonza, l'amministratore A.Q., 58 anni di Arzergrande e due fratelli di Brindisi domiciliati nel Padovano, questi ultimi i procuratore della società inglese.

Schermatura societaria

Nel mirino dei militari del nucleo di polizia economico-finanziaria di Padova è finita una società per azioni, operante nel campo della produzione e commercializzazione di borse e articoli per la moda, che si è avvalsa di sofisticati sistemi di schermatura societaria per far figurare la riconducibilità di un noto marchio a un’impresa con sede in un “paradiso fiscale” e per ottenere indebiti risparmi d’imposta in Italia. La disamina della documentazione acquisita nel corso di una verifica fiscale e le notizie apprese dai finanzieri mediante i canali di cooperazione con le autorità fiscali estere hanno permesso di accertare che il “brand” era stato artificiosamente intestato a un soggetto britannico, previo mandato fiduciario a questi conferito da una società delle Isole Cayman, comunque riconducibile alle persone fisiche di riferimento dell’azienda italiana. In realtà, gli approfondimenti svolti hanno consentito di stabilire che il marchio era stato concepito e valorizzato sin dall’origine dall’impresa che ne aveva quindi l’incondizionata disponibilità.

Oltre 16 milioni

L’espediente, ideato con la collaborazione di un commercialista inglese di origine italiana, ha permesso alla società verificata di dedurre, nelle annualità d’imposta dal 2012 al 2016, costi per royalties non dovute per un importo pari a 16,6 milioni di euro circa, con un’evasione complessivamente quantificata, ai fini delle imposte dirette, in oltre 4 milioni di euro. Il sequestro, eseguito anche nella forma per equivalente nei confronti degli indagati, ha riguardato disponibilità liquide per 300 mila euro circa, 12 unità immobiliari ubicate nelle province di Belluno, Padova e Venezia, nonché titoli azionari per 2,5 milioni di euro.

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