Soccorso alpino, il bilancio delle attività annuali segnala un calo degli interventi

Il Cnsas Veneto stila il report dei servizi relativi al 2019 con un migliaio di interventi operati dalla tre delegazioni: II Dolomiti Bellunesi, XI Prealpi Venete e VI Speleologica

(foto: archivio)

«Il lieve calo degli interventi, rapportati ai dati relativi al 2018, in parte è frutto della costante informazione fatta in questi ultimi anni dal Soccorso alpino e speleologico Veneto e indirizzata prevalentemente agli escursionisti, che hanno un'incidenza del 51% sul totale di tutti gli interventi effettuati». É la fotografia resa dai dati 2019 del Cnsas e illustrata dal presidente regionale Rodolfo Selenati, che indica in particolare un calo degli interventi in generale pari al -4,3%.

I numeri

L'attività operativa svolta dal Soccorso alpino in sinergia con le centrali del Suem di Pieve di Cadore, Padova, Treviso, Verona e Vicenza conta 908 interventi. Le tre delegazioni II Dolomiti Bellunesi (territori di Belluno e Treviso), XI Prealpi Venete (Padova, Verona e Vicenza) e VI Speleologica hanno eseguito 876 interventi a carattere sanitario, 21 di protezione civile, 77 eventi di ricerca per 93 persone disperse e soccorso in totale 1.007 persone, il numero più elevato dell’ultimo decennio con un aumento di +1.61% rispetto all'anno precedente. Di queste il 41,8% erano illese (429), mentre 530 sono stati i feriti. Risultano ancora due dispersi e i decessi sono stati 44 rispetto ai 62 del 2018. Riguardo la nazionalità, 782 erano italiani e 210 stranieri. Tra le cause che costringono a chiedere l'aiuto del Cnsas, la mancata preparazione fisica e psicofisica, la perdita dell’orientamento, l'incapacità e ritardo riguardano il 32,50% degli interventi. Cadute e scivolate coprono invece il 36,7%, l'8,5% i malori.

Formazione e prevenzione

L'alto numero di persone disperse in ambiente montano viene letto dal Soccorso alpino come indice della scarsa preparazione e consapevolezza degli escursionisti, nonostante la persistente opera informativa svolta dal Cnsas. «Ci concentriamo sulle corrette abitudini per organizzare e programmare un'escursione in sicurezza, tenendosi informati sulle condizioni meteo, sulla lunghezza e la difficoltà del percorso in relazione alla propria preparazione e condizione fisica - prosegue Selenati - Per quanto riguarda la formazione del personale nel 2019 il Soccorso alpino ha poi organizzato 1.778 eventi di attività formativa-addestrativa con la partecipazione del considerevole numero di 13.648 volontari, oltre allo sforzo delle scuole tecniche del Sasv, del direttivo, delle 25 stazioni di soccorso alpino e delle tre di soccorso speleologico.

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Il bilancio nel settore che copre il Padovano

«Nella zona della Prealpi Venete il numero di interventi nel 2019 è stato in linea con quelli del 2018 (13 in meno). Il dato importante è il forte incremento dei soccorsi rivolti a escursionisti rispetto all'anno precedente, dovuto sicuramente alla difficile condizione di alcuni percorsi a seguito della tempesta Vaia ma anche molto spesso alla mancanza di preparazione, mancanza di attrezzatura adeguata e inesperienza». A spiegarlo è Alberto Barbirato, delegato della XI Delegazione Prealpi Venete che copre il territorio di Padova: «Il Soccorso alpino ha investito tanto nella prevenzione, ma purtroppo risultati marcati tardano ancora ad arrivare. In questa prima parte del 2020 il numero di interventi di soccorso in ambiente montano, ostile e impervio è molto ridotto a causa del Coronavirus ma il Cnsas è impegnato costantemente a disposizione della Protezione civile nel supporto alle popolazioni che si trovano in aree difficilmente raggiungibili per la distribuzione di generi di prima necessità, medicinali e dispositivi sanitari di protezione».

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