Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Corruzione all'Università: l'indagine si amplia, coinvolto un dipendente della Provincia

La procura sta indagando su 17 persone, compreso un dipendente di Palazzo Barbieri che avrebbe intrattenuto rapporti con i due imprenditori coinvolti nello scandalo delle mazzette all'ateneo, la Cigl: "I lavoratori denuncino senza paura"

Non solo l’università, lo scandalo degli appalti pilotati all’ateneo patavino si sarebbe allargato anche ad un dipendente della Provincia. In procura gli uomini della polizia giudiziaria giovedì hanno sentito alcuni dei coinvolti nello scandalo: come riportano i quotidiani locali, gli indagati sono passati da 9 a 17 compreso un geometra e un funzionario della Provincia che avrebbe avuto rapporti di lavoro con due impresari entrati nell’inchiesta che riguarda le mazzette all’ateneo.

RIMOSSI DALL’INCARICO

Il rettore intanto ha rimosso dal suo incarico il dirigente dell’università entrato nello scandalo e al suo posto dovrebbe essere nominato un ex dirigente dell’Arpav. Stando alle carte, si scopre che a far decollare l’inchiesta è stata un pranzo nel luglio del 2016 in un ristorante del centro storico tra il dirigente e i due imprenditori edili, dove, stando alle intercettazioni ambientali, i tre si sono messi d’accordo per pilotare gli appalti a loro favore. Era quella la prima volta che il gruppo si incontra lontano dalle aule del Bo, perché avevano sospettato di essere nel mirino della procura. Tra gli indagati appare anche il nome di un geometra 53enne residente a Ponso e dipendente della Provincia con la responsabilità dell’ufficio gare, che secondo l’accusa avrebbe costruito una serie di rapporti di lavoro proprio con i due impresari edili finiti nell’inchiesta dell’ateneo.

LE GITE IN BARCA

Intanto si viene a sapere che i tre principali coinvolti nell’inchiesta che riguarda l’ateneo, godevano di un tenore di vita molto agiato, tanto da possedere imbarcazioni costose e permettersi gite in laguna, ristoranti lussuosi, tanto che secondo l’accusa molte cene venivano offerte come “ringraziamento” per gli appalti pilotati. Sarebbe stato proprio durante una di queste cene che il terzetto si è accordato per frazionare gli appalti e aggiudicarsi i lavori di manutenzione. Durante le perquisizioni scattate mercoledì, sarebbero stati trovati diversi soldi in contanti: 13.700 euro nella casa di Valdagno a Vicenza dell’ingegnere, mentre nell’abitazione del tecnico che lavora al Bo sono stati trovati 2.400 euro in contanti. Da accertare se il denaro sia proveniente dalla corruzione. 

ANCE GIOVANI

“Non entro nel merito della questione giuridica o delle persone coinvolte a questo ci penserà la giustizia su cui ho la massima fiducia e mi auguro che faccia il suo corso in tempi rapidi. Si tratta di pratiche che, però, vanno condannate con fermezza e senza tentennamenti perché danneggiano il lavoro e l’immagine di un’intera categoria come quella degli imprenditori edili oltre che macchiare la reputazione di un’università storica e prestigiosa come quella di Padova, che è un punto di riferimento a livello nazionale”. Così il presidente di Ance giovani del Veneto, Giovanni Prearo, commenta il caso delle tangenti all’Università di Padova che ha coinvolto alcuni impresari edili. “All’interno di Ance Giovani del Veneto – continua il Presidente Prearo – ci sono tanti imprenditori onesti che nulla hanno a che fare con queste pratiche illecite, che sono per noi nuove generazioni completamente fuori dal tempo. L’Ance Giovani del Veneto sostiene con forza la professionalità e la competenza delle tante imprese che ci sono in Veneto e che in molti casi sono guidate dai giovani. Ci tengo a dire che per le nostre imprese l’onestà è un valore e proprio per questo se all’interno della nostra associazione regionale qualcuno fosse coinvolto in episodi come questi prenderemo subito provvedimenti. Lo ripetiamo anche per lanciare un segnale, ovvero che condanniamo con forza quanto successo ed allo stesso tempo che se fossero iscritte all’Ance Giovani del Veneto faremo quanto è nelle nostre possibilità per intervenire. Non ci prendiamo impegni che non possiamo mantenere, ma una cosa dev’essere chiara: i disonesti non li vogliamo. L’Associazione è convinta che non ci debba essere più spazio per pratiche come queste, ma che il merito, il lavoro e la professionalità vadano finalmente premiate”.

LA CGIL 

Intanto sulla questione di legalità e corruzione è intervenuta anche la Cigl: "L'inchiesta sulle presunte tangenti per i lavori di manutenzione dell'università di Padova dimostra che sulla legalità e sulla trasparenza nella pubblica amministrazione non possiamo abbassare la guardia. Se le accuse verranno confermate, i reati commessi sono molto gravi sotto più punti di vista: risorse pubbliche vengono utilizzate per fini privati, si mina il funzionamento del sistema economico, penalizzando le imprese corrette e favorendo chi non rispetta le regole, si alimenta la sfiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni. La notizia positiva è che l'inchiesta è partita grazie all'impegno dei vertici dell'Ateneo e, in particolare del Rettore Rizzuto, che - a fronte di una segnalazione di un possibile illecito - non ha esitato a inoltrare un esposto alla Magistratura. Dalle notizie di stampa risulta che tra gli indagati ci sono alcuni dipendenti dell'Università. Va chiarito se ci siano stati volontarietà e interesse, oppure si tratti di comportamenti indotti dal timore di subire atteggiamenti ritorsivi da parte di chi è accusato di aver organizzato il sistema corruttivo. Si tratta, lo ribadiamo, di ipotesi che vanno vagliate dagli organismi deputati a farlo. Come organizzazione sindacale ribadiamo il principio secondo cui i dipendenti pubblici devono svolgere la propria funzione al servizio dei cittadini e a garanzia dei loro diritti. Per questo li invitiamo a non esitare nel denunciare comportamenti illegali di cui fossero o venissero a conoscenza. Noi siamo pronti a difenderli qualora, facendo il proprio dovere, venissero minacciati nei loro diritti".

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