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Traffico internazionale di rifiuti in Toscana, imprenditore padovano ai domiciliari

L'inchiesta vede coinvolti in totale 31 soggetti. Arrestato P.G., 65 anni, titolare di un'azienda di Adria e residente a Noventa. Interdetta per l'esercizio di imprese anche la figlia, P.A., 40 anni

"Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti", "truffa ai danni di un ente pubblico" e "falsità ideologica". Sono i reati per cui risultano indagati, a vario titolo, 31 persone, finite nel mirino della Guardia di Finanza di Firenze nell'ambito di un'inchiesta che ha portato, dalle prime luci dell’alba di martedì, all'esecuzione ad un articolato provvedimento giudiziario emesso dal gip del tribunale del capoluogo toscano, Angelo Pezzuti, su richiesta della locale Procura distrettuale antimafia diretta dal procuratore capo Giuseppe Creazzo.

COINVOLTI 2 PADOVANI. Il provvedimento cautelare ha riguardato 6 imprenditori titolari di aziende operanti nel settore della lavorazione dei rifiuti speciali, raggiunti da misure cautelari ristrettive della libertà personale ai domiciliari: M.F. di 62 anni, M.F. di 34 anni, F.D.C. di 50 anni, F.D.C. di 26 anni, S.A. di 53 anni, tutti residenti in provincia di Lucca e P.G. di 65 anni, residente a Noventa Padovana e titolare di un'azienda di Adria (dove due anni fa morirono in un infortunio 4 dipendenti). Ad altri 8 soggetti sono state notificate misure interdittive per l’esercizio di imprese o di ufficio direttivi delle persone giuridiche o di impresa: P.A. di 40 anni, figlia del 65enne di Noventa Padovana, V.L. di 47 anni, residente in provincia di Caserta, F.G. di 68 anni, residente in provincia di Lucca, P.L. di 81 anni, residente in provincia di Lucca, R.P.L. di 53 anni, residente in provincia di Lucca, F.G, di 59 anni, residente in provincia di Firenze, T.C. di 42 anni, residente in provincia di Firenze e B.L. di 70 anni, residente in provincia di Livorno.

COLLEGAMENTI CON I CASALESI. Sono stati inoltre sequestrati oltre 7 milioni di euro (tra disponibilità finanziarie e beni mobili ed immobili), quale profitto dell’attività illecita posta in essere dagli indagati. L'inchiesta, iniziata oltre due anni fa e che ha visto anche la collaborazione di personale del Corpo forestale dello Stato di Firenze e dell’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) impegnati nell’analisi chimica dei campioni di acque e dei terreni, ha sviluppato approfondite indagini (anche con l’ausilio di prolungate intercettazioni telefoniche e telematiche) nonché mirati riscontri contabili nei confronti di una ramificata organizzazione criminale composta da imprenditori operanti per lo più sul territorio toscano (Province di Pistoia, Lucca e Pisa) specializzati nella gestione e nel trattamento dei rifiuti. I riscontri di polizia giudiziaria e contabili eseguiti hanno messo in luce che tali aziende - collegate con imprese dell’area campana gravitanti nell’orbita dei clan dei Casalesi e della cosca Belforte radicata nel comune casertano di Marcianise – nel periodo 2013-2015, hanno operato in dispregio delle normative vigenti in materia di trattamento di rifiuti.

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