Violenza sulle donne: in aumento le vittime prese in carico dai 40 centri in Veneto

I dati del rapporto annuale 2016 parlano chiaro: rispetto al 2015, le richieste d'aiuto sono aumentate del 2,8%. Solo una su quattro denuncia

Aumenta il numero delle donne prese in carico dai centri antiviolenza in Veneto: lo scorso anno sono state 2711 le donne (spesso con figli) che si sono rivolte ad uno dei 40 centri e sportelli della rete presente in Veneto, ben 74 in più rispetto all'anno precedente (+2,8%). In pratica, una donna ogni 900 residenti in Veneto ha preso contatto con un centro antiviolenza per l’avvio di un percorso di aiuto, protezione e uscita dalla violenza. È quanto evidenzia il rapporto annuale sull’attività dei centri in Veneto, in applicazione della legge regionale 5/2013 “Interventi regionali per prevenire e contrastare la violenza contro le donne”, che l’assessore regionale al Sociale Manuela Lanzarin ha presentato ai responsabili delle strutture e al tavolo regionale di coordinamento per la prevenzione del fenomeno. 

IDENTIKIT. Il rapporto 2016 consente di tracciare l’identikit delle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza: prevalgono le italiane (70%), tra i 30 e i 50 anni, coniugate (48%), con figli (il 66%). In prevalenza (60%) hanno un grado di istruzione medio alto e sono occupate (57%). Le violenze di cui sono vittime sono in prevalenza psicologiche, economiche e di persecuzione verbale (1901 casi di stalking);  1355 hanno denunciato anche episodi di violenza fisica. Gli autori sono quasi sempre il coniuge o il convivente o l’ex partner. Ma sono poche a fare ricorso alle forze dell’ordine: solo una su quattro delle 2711 donne prese in carico ha sporto denuncia.

INVESTIMENTI. “In Veneto la rete c’è, è attiva e lavora bene grazie alla forte sinergia tra pubblico e privato e al sostegno regionale, che ha fatto anche supplenza a quello governativo – commenta l’assessore regionale al Sociale Manuela Lanzarin –. Tra centri antiviolenza,  case protette di primo e secondo livello e sportelli decentrati, il Veneto dispone di un punto di ascolto e accoglienza ogni 63 mila donne. Tutte strutture che riescono ad operare grazie ai finanziamenti pubblici. La Regione ha investito 400 mila euro sino al 2018 per contribuire all’operatività dei centri antiviolenza, provvedendo ad anticipare parte dei fondi governativi promessi, che per la nostra Regione valgono quasi un milione di euro e sono fondamentali per la sopravvivenza delle strutture e della rete di volontari e professionisti che assistono donne e minori. Il finanziamento pubblico arriva a coprire l’87% dei costi della rete”. 

MINORI. Gli sportelli e le strutture della rete prendono in carico sempre più spesso anche i figli minori: nel 2016 sono stati 1604 i bambini e i ragazzi che hanno assistito alla violenza subita dalle loro madri e hanno trovato supporto psicologico, legale, sanitario, scolastico e abitativo nei centri antiviolenza, in connessione diretta con i servizi sociali e il Tribunale dei Minori. 

IL SERVIZIO. “Dal rapporto ricaviamo anche preziose indicazioni per migliorare il servizio – aggiunge l’assessore Lanzarin –. Da quest’anno la Regione raccoglierà dai gestori delle strutture anche informazioni più puntuali e personalizzate sulle donne accolte: le tipologie di violenze subite e le relazioni con il soggetto maltrattante, i tipi di servizi offerti, il percorso dei figli ‘testimoni’ di violenza. L’obiettivo è monitorare e qualificare ulteriormente il servizio, anche al fine di una corretta ed omogenea ripartizione dei fondi pubblici. Il punto di forza della rete veneta sta infatti nella sua capillarità e articolazione: 20 sportelli antiviolenza, 9 case rifugio (con permanenza protetta e segreta per circa 3 mesi), 11 case di secondo livello, per percorsi più lunghi verso l’autonomia e di superamento delle violenze”.

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