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Persona affetta da vitiligine (fonte: web)

Persona affetta da vitiligine (fonte: web)

Vitiligine, la causa in una proteina Scoperta dell'Università di Padova

Finora si pensava a un malfunzionamento del sistema immunitario. La ricerca del gruppo guidato da Matteo Bordignon apre nuove prospettive terapeutiche per una malattia della pelle che affligge 100 milioni di pazienti al mondo e che avrebbe colpito anche Michael Jackson

La vitiligine, malattia della pelle che si manifesta con la formazione di chiazze cutanee acromiche che avrebbe colpito anche Michael Jackson, non ha ad oggi ancora una chiara spiegazione patogenetica e le terapie a disposizione sono spesso molto deludenti. Finora attribuita ad un malfunzionamento del sistema immunitario, grazie a uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell'Università di Padova, guidato da Matteo Bordignon, che ha identificato per la prima volta la proteina che sembra essere la vera causa della patologia, si aprono finalmente nuove prospettive terapeutiche. Si stima che oltre 100 milioni di pazienti al mondo ne siano affetti. 

LA RICERCA. I risultati sono stati pubblicati sul "Journal of Dermatological Science". La proteina in questione, denominata Mia (Melanoma Inhibitory Activity) è una molecola già nota in ambito scientifico per la sua capacità di favorire le metastasi a distanza del melanoma maligno cutaneo, un gravissimo tumore della pelle che deriva proprio dai melanociti (le stesse cellule assenti in corso di vitiligine). La ricerca ha preso in esame 10 biopsie cutanee di pazienti affetti da vitiligine e 5 campioni di cute sana. 9 campioni su 10 sono risultati positivi per la presenza di Mia, mentre tutti i campioni di controllo sono risultati negativi. "E' stata una sorpresa enorme trovare il Mia su campioni di cute patologica ma non neoplastica - commenta Bordignon - poiché la cute sana era già stata analizzata in precedenza con esito negativo, come confermano i nostri dati". Lo studio, sottolinea l'ateneo - è stato fatto direttamente sull'uomo, poiché i campioni di tessuto derivano direttamente da pazienti. Questo lo rende molto più affidabile di altre osservazioni fatte sui topi e su cute da laboratorio. La numerosità esigua del campione (tuttavia standard in questo tipo di studio pilota) viene contrastata dal fatto che il 100% dei casi è positivo. Questo è una eventualità rarissima in medicina e per questo lo studio è stato accettato su una rivista comunque importante nel settore. 

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