Cronaca

Zanardi, sotto accusa il concordato fallimentare: "Verificare parcelle"

La denuncia è del presidente della Federcontribuenti, Marco Paccagnelli: "Ci hanno parlato di note spesa esorbitanti, abbiamo inviato una lettera al curatore fallimentare e abbiamo chiesto di poter visionare gli atti"

Nel febbraio 2013 il titolare del gruppo Zanardi si suicida per i debiti accumulati. La Federcontribuenti ha depositato un esposto denuncia per verificare l'operato di alcuni amministratori del Gruppo. Oggi, sotto accusa finisce il concordato fallimentare: "'Ci hanno parlato di note spesa esorbitanti - dichiara Federcontribuenti - abbiamo inviato una lettera al curatore fallimentare".

IL CONCORDATO. "Lo strumento del concordato - spiega il presidente della Federcontribuenti, Marco Paccagnella - dovrebbe permettere a tutti i creditori di sedersi attorno ad un tavolino e discutere come meglio sanare definitivamente i debiti dell'azienda nei loro confronti. L'accordo raggiunto può prevedere un pagamento parziale dei debiti o la dilazione degli stessi. Tuttavia, in questo caso, abbiamo riscontrato criticità che intendiamo approfondire e definire".

COME FUNZIONA. La normativa sul concordato parla chiaro: i primi a dover essere pagati sono i professionisti nominati dal giudice per la predisposizione del piano di concordato fallimentare, una decina di esperti in tutto, tra avvocati e periti di vario genere. Tale normativa diventa poco chiara quando delinea i parametri sul compenso: "Si parla di percentuali - spiega Federcontribuenti - quindi più grande è la torta e più grande sarà la fetta? In questo caso, su un milione e 850mila euro, molti creditori reali avranno solo il 6% e, in ultimo, se avanza qualcosa, sarà dato ai lavoratori".

GLI INTERROGATIVI. "Perché non attendere la chiusura delle indagini da parte della Procura prima di smembrare tutto? - si domanda Paccagnella - In base a quale criterio, e mi rivolgo a chi ha scritto la normativa, si decidono compensi e perizie, e chi o cosa pagare per prima? In azienda, dove alcuni ex lavoratori si son costituiti in cooperativa - continua - si trovano macchinari fuori uso ma necessari ai lavoratori che conoscono queste macchine da venti anni e sanno farle funzionare. La perizia le ha definite fuori mercato, svendibili per pochi euro: perché non lasciarle agli attuali lavoratori e riconoscergli una porzione dello stabilimento per svolgere l'attività come riconoscimento economico? Per tutti questi motivi - conclude - abbiamo chiesto di visionare gli atti, come le note spesa, legati all'attuazione del concordato omologato. Una cosa è certa, il concordato fallimentare non ha tra le priorità la tutela dei diritti degli ex lavoratori o dei creditori, e nemmeno quella di salvare il salvabile".

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