Intesa (quasi) perfetta tra banche e imprese padovane

Una tavola rotonda organizzata dal mensile finanziario Banca Finanza a Padova presso la sede della locale Camera di Commercio. Tutti gli spunti emersi nel corso del dibattito sono riportati nel numero di BancaFinanza in questi giorni in edicola

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

In provincia di Padova su 950 mila abitanti ci sono 94 mila imprese, una ogni 10 abitanti. Il Pil dei padovani ha raggiunto i 24,1 miliardi trainato dal manifatturiero che da solo fa il 30% della ricchezza provinciale. Per sostenere e migliorare questi risultati è necessaria la collaborazione di tutte le istituzioni (imprese, banche, confidi e associazioni di categoria). Di questo e di tutte le problematiche connesse al rapporto banche-imprese si è discusso in una tavola rotonda organizzata dal mensile finanziario Banca Finanza a Padova presso la sede della locale Camera di Commercio. Tutti gli spunti emersi nel corso del dibattito sono riportati nel numero di BancaFinanza in questi giorni in edicola.

Durante la tavola rotonda moderata dal direttore di Banca Finanza, Angela Maria Scullica, è emerso che a Padova, come nel resto del Veneto, due restano i principali problemi delle varie realtà produttive: gli investimenti per la crescita e il credito alle imprese. Difficoltà che sono legate tra di loro. Anche perché l'economia, pur continuando a crescere, ha bruscamente rallentato nel quarto trimestre 2011 e le previsioni per i primi mesi del 2012 non sono giudicate rosee.

Il tessuto imprenditoriale padovano ha i numeri e le potenzialità per agganciare la ripresa. Ma è fondamentale che ci sia un adeguato supporto finanziario. Roberto Furlan, presidente della locale Camera di commercio, ha spiegato a Banca Finanza tutte le iniziative messe in atto dall'istituzione da lui guidata, che come controgaranzia, soprattutto per i confidi vigilati, ha messo a disposizione 1,2 milioni. Queste risorse vanno ad aggiungersi ai 9 milioni già stanziati dall'ente, per un totale, quindi, di 10 milioni. Ma non è finita: stanno per essere stanziati altri 5 milioni per supportare le aziende che sono in difficoltà. Per effetto del moltiplicatore, queste risorse potrebbero generare 100 milioni circa.

"Abbiamo messo a disposizione delle imprese - ha aggiunto Furlan - strumenti di autovalutazione, perché è importante che gli imprenditori sappiano presentare bene le loro aziende quando si trovano davanti ai funzionari delle banche". Le imprese devono capire, cioè, che la finanza, soprattutto in tempi di credito scarso, è uno strumento che va programmato e gestito. Non basta più dire "mi serve un fido", ma è necessario presentare business plan che rendano chiari gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Per agevolare il rapporto banche-imprese è fondamentale l'intervento dei consorzi di garanzia. "Il ruolo dei confidi - ha raccontato a Banca Finanza Fiorentino Da Rold, presidente di Sviluppo artigiano - potrebbe essere ulteriormente potenziato se si realizzasse un intervento adeguato della Regione Veneto, attraverso la sua finanziaria Veneto Sviluppo, non fornendo alle imprese garanzie dirette (in questo modo si innescherebbe una assurda concorrenza tra pubblico e privato), ma utilizzando le proprie risorse come controgaranzia almeno di una parte delle operazioni fatte dai confidi".

Anche Mario Borin, amministratore delegato di Sviluppo artigiano, ha messo in luce l'importanza dei confidi, soprattutto in una fase di forte contrazione del credito imposta attualmente dal sistema bancario. L'operato di questi consorzi di garanzia non va solo a vantaggio degli imprenditori ma anche delle stesse banche. "La trasformazione dei confidi in intermediari finanziari vigilati dalla Banca d'Italia - ha, infatti, spiegato Borin - consente al sistema bancario di impegnare minori risorse del loro capitale di vigilanza e quindi di erogare maggior credito alle imprese e a migliori condizioni"

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