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Coldiretti: giù agriturismo, latte, carne e florovivaismo. Tengono vino e cereali

A risentire di più dell’emergenza sanitaria, spiega Coldiretti Padova, sono i settori maggiormente legati ai mercati che hanno subito una forte flessione o addirittura un blocco totale in questi mesi a causa delle restrizioni

A risentire di più dell’emergenza sanitaria, spiega Coldiretti Padova, sono i settori maggiormente legati ai mercati che hanno subito una forte flessione o addirittura un blocco totale in questi mesi a causa delle restrizioni. «L’agricoltura non si è mai fermata – spiega Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova –tuttavia alcuni comparti hanno sofferto più di altri per la chiusura del canale Ho.Re.Ca., per il blocco della raccolta primaverile, per le spinte speculative sui prezzi e la concorrenza di prodotti stranieri. In un momento difficile per l’economia e l’occupazione occorre intervenire con decisione per impedire le pratiche sleali che sottopagano gli agricoltori e gli allevatori. Bisogna evitare – sottolinea Bressan – che i comportamenti scorretti di pochi compromettono il lavoro della maggioranza degli operatori ai quali va il plauso della Coldiretti per lavorare nell’interesse della filiera e del paese in un momento di grandi difficoltà per l’intero sistema».

Agricoltura 

Nel 2020 l’agricoltura padovana ha tenuto testa al Covid preservando buona parte del fatturato di circa 900 milioni di euro, grazie ad una maggiore produzione e al buon andamento di settori chiave come i cereali, la viticoltura e parte dell’ortofrutta, come confermato dalle prime stime diffuse da Veneto Agricoltura. Ma alcuni comparti stanno pagando un prezzo alto alla pandemia, osserva Coldiretti Padova. E’ il caso dell’attività agrituristica, ad esempio, con circa 150 strutture in tutta la provincia che offrono ristorazione e in parte anche alloggio, ha risentito dei lunghi periodi di chiusura in primavera e in autunno –inverno, con perdite di fatturato superiori al 70 per cento, almeno 5 milioni di euro per gli agriturismi padovani durante il lockdown di marzo – maggio e altri 8-10 milioni di euro tra metà ottobre e fine anno.

Perdita

Perdita di fatturato fra il 30 e il 40 per cento nel 2020 anche per il settore florovivaistico, comparto che a Padova conta quasi 450 aziende su un totale veneto di circa 1.500, circa 740 ettari dedicati alla produzione, tra serre e vivai a pieno campo. Il settore prima della pandemia, ricorda Coldiretti Padova, aveva registrato una sostanziale tenuta della produzione, il cui valore è di circa 215 milioni di euro con un patrimonio di 1,6 miliardi di piantine. In provincia di Padova, dove il florovivaismo è diffuso nel distretto di Saonara, in cui si contano ben 70 aziende, come in diversi centri della Bassa Padovana, le aziende fatturano poco meno di 70 milioni di euro.

Viticoltura

Per la viticoltura il 2020 è stato una buona annata a livello produttivo, mentre sul fronte delle vendite ha pesato il lockdown della scorsa primavera che ha provocato una battuta d’arresto. Nei circa 6.600 ettari di vigneti pur con rese non elevate la qualità è ottima, spiega Coldiretti Padova, ma c’è preoccupazione per la risposta dei mercati e sui prezzi, condizionati dall’emergenza Covid. Le restrizioni hanno effetti pesanti in particolare per il vino in bottiglia, destinato ad alberghi e ristoranti. Fin dalla prima chiusura di Vo’ le cantine si sono organizzate con la consegna a domicilio per recuperare almeno una parte delle perdite.

Zootecnia

In difficoltà anche la zootecnia da carne, a causa del blocco dell’attività della ristorazione e dell’accoglienza, ma anche delle speculazioni sui prezzi e dalla concorrenza estera. Il maggiori consumi di carne al dettaglio e nel canale della grande distribuzione hanno compensato solo in parte perdite che si aggirano sul 10 per cento. Difficile anche la situazione per gli allevamenti suini penalizzata dalle tensioni internazionali sui mercati e dal calo dei prezzi. Anche il settore lattiero caseario ha risentito della crisi e della chiusura dei principali sbocchi di mercato, tanto che buona parte della produzione destinata al latte fresco è stata dirottata sulla produzione di formaggio. Negli ultimi mesi è in leggera ripresa la quotazione del latte prodotto nelle stalle dell’alta padovana. Vola invece il consumo di uova fresche, in particolare da agricoltura biologica, molto richieste dalla grande distribuzione come da tutta la filiera commerciale, perché il consumatore è sempre più attento alla qualità e alla salubrità di questi prodotti.

Covid

L’emergenza sanitaria, continua Coldiretti Padova, ha influito anche su un prodotto tipicamente padovano e fortemente stagionale come gli asparagi, a causa della chiusura dei principali canali di distribuzione, che ha provocato un sensibile calo del prezzo nel periodo di produzione limitato alla primavera, proprio nel bel mezzo del lockdown. Quotazioni in calo anche per gli ortaggi come il radicchio e le patate, che scontano pure la chiusura del canale Ho.Re.Ca. e hanno come principale sbocco la grande distribuzione organizzata che però tiene bassi i prezzi all’origine. «Il 2020 è andato bene invece per i cereali in genere, a partire dal mais, prima coltura padovana con quasi 35 mila ettari, - aggiunge il presidente Massimo Bressan - che segna delle ottime produzioni soprattutto dove è stato possibile irrigare in caso di necessità, con una resa fra i 130 e i 150 quintali per ettaro per la granella secca. Nei terreni dove non arriva l’irrigazione, circa il 40%, la resa va dai 100 ai 120 quintali ad ettaro. La produzione complessiva quest’anno si aggira sulle 320 mila tonnellate di mais. In leggera crescita i prezzi, dopo la sofferenza del 2019, con quotazioni tra i 19 e i 20 euro al quintale. Anche il grano tenero, con poco meno di 20 mila ettari coltivati, ha ripreso quota dopo le difficoltà della primavera scorsa, a causa del meteo sfavorevole. La produzione si attesta tra i 60 e gli 85 quintali per ettaro e il prezzo oscilla dai 19 ai 22 euro al quintale, con quotazioni più alte per i grani qualitativamente migliori. Sul fronte delle coltivazioni industriali la soia (oltre 26 mila ettari coltivati nel padovano), la flessione tra il 10 e il 20%, compensata da una ripresa dei prezzi, passata in questo ultimo mese da 41 a 48 euro al quintale. Recupera terreno la barbabietola, coltivata in 2.200 ettari circa, la cui resa sale a 600-800 quintali all’ettaro con un buon grado polarimetrico, vale a dire la presenza di zucchero, intorno al 15%».

Frutta e mele

Passando alla frutta le mele e le pere quest’anno registrano minori perdite a causa della cimice ma hanno dovuto fare i conti con funghi e marciumi che ne hanno condizionato la resa. A risentirne in particolare le varietà di pere abate e conference, con una riduzione che è arrivata al 30%. Nella media invece le mele, ad esclusione della varietà golden che segna flessioni anche del 50-60 per cento. Deludenti i prezzi, soprattutto per il biologico, con un calo del 30% a causa del deciso incremento di importazioni di prodotti bio, in particolare dalla Polonia, in forte concorrenza con la frutta made in Italy. Le drupacee, vale a dire pesche, albicocche, susine e ciliegie, hanno risentito dei forti sbalzi termici la scorsa primavera con riduzioni del 30% e punte fino al 50 per cento su susine e ciliegie.

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