Tribano, Voi+Noi: "Un semaforo a cosa serve se ce l'abbiamo già?"

Il capogruppo consigliare di minoranza Massimo Cavazzana interviene sulla questione del progetto di una rotatoria all'ingresso del paese

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Per rendere un progetto efficace ed operativo bisogna renderlo organico e per tanto ci pare assurdo essere l'unico comune che si trova a subire un progetto parziale che non risolve la problematica e la rischiosità dell'incrocio tra la strada provinciale e la strada regionale all'ingresso di Tribano.

Bisogna assolutamente:
- realizzare la rotatoria per rallentare e mettere in sicurezza la viabilità carraia (macchine e camion) che prevede ormai più di 20.000 passaggi l'anno;
- garantire la viabilità ciclo-pedonale del paese attraverso la messa in opera di un sottopasso ciclo-pedonale; il semaforo pedonale previsto dal progetto sulla Monselice mare risulta una vera assurdità, lo dimostra il fatto che non è presente in nessun tratto della strada regionale. Inoltre detto semaforo garantisce solo il passaggio pedonale e non ciclabile, non risolve il problema di visibilità in caso di nebbia, altro caso che genera frequenti incidenti nel periodo invernale, non garantisce la gestione del traffico solo ciclo-pedonale in mancanza di energia elettrica come già accade oggi con il semaforo. Per tanto l'incrocio così come studiato presenta rischi collegati agli innesti stradali che si contrappongono con la visibilità pedonale soprattutto in uscita dal paese verso Conselve.
- definire la messa in sicurezza del tratto ciclabile casette-centro, di fatto già studiato attraverso il tracciato di via bussoli.

Se questo non verrà fatto, la rotatoria risulterà solo un intervento parziale, non migliorando assolutamente la viabilità ciclo-pedonale in termini di rischio e sicurezza e chi non si adopera e si attiva per questo venga fatto se ne assume in pieno la responsabilità per i morti che ancora potranno ancora esserci.

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