Cimice asiatica, è autentica emergenza nella Bassa Padovana: al via il monitoraggio nei frutteti

L’insetto "alieno" sta mettendo in crisi la produzione: avviato con la Regione il censimento delle aziende colpite, a rischio oltre 700 ettari

Un censimento in piena regola. Al via il monitoraggio, su vasta scala, delle aziende agricole interessate dall’attacco della cimice asiatica, insetto “alieno” che compromette il raccolto di frutta, in particolare, con evidenti danni alla produzione riscontrati già in queste settimane.

L'allarme cimice asiatica

Coldiretti, dopo l’incontro di due mesi fa con l’assessore regionale Giuseppe Pan, portato in mezzo ai frutteti di Castelbaldo per verificare la situazione, ha avviato di concerto con la Regione un censimento delle aziende agricole alle prese con questa nuova emergenza. I dati raccolti in questi giorni su tutto il territorio saranno utili per individuare le risorse da destinare al settore e anche alla ricerca di forme di difesa contro il proliferare di questo insetto. La cimice asiatica è infatti altamente infestate e priva di nemici naturali. Prende di mira mele, pere, pesche, albicocche, kiwi e molte altre coltivazioni sul territorio. Con le sue punture rovina i frutti rendendoli inutilizzabili, col rischio di compromettere seriamente gran parte del raccolto. Come era facilmente immaginabile, ricordano i tecnici di Coldiretti, la diffusione dell’insetto sta compromettendo in alcune imprese una parte considerevole della produzione, nonostante l’utilizzo dei normali presidi fitosanitari che, come ampiamente verificato, manifestano una ridotta efficacia che poco può nei confronti dell’aggressività con cui la cimice attacca le colture. Anche la soluzione tampone delle reti anti insetto, pur contenendo il fenomeno, manifesta tutti i suoi limiti.

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"A rischio 700 ettari di mele e pere"

Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova, ricorda: "A Padova abbiamo oltre 700 ettari di coltivazioni di mele e pere e il problema della cimice è emerso negli ultimi tre quattro anni, ora l'insetto che non teme il freddo dei nostri inverni sempre più miti si sta diffondendo e la preoccupazione cresce fra i produttori. Ogni femmina depone fino a 400 uova per volta. Qui abbiamo molte aziende biologiche e l'unica forma di difesa sono le reti anti insetti. Ci chiediamo, fra qualche anno cosa succederà? Sicuramente va individuato l'insetto antagonista ma dobbiamo anche intensificare i controlli sulle importazioni per evitare l'arrivo di questi alieni che minacciano i nostri prodotti. Intanto riconosciamo l’impegno della Regione che ha finanziato un apposito progetto di ricerca. Chiediamo inoltre di avviare con decisione  una strategia complessiva, mettendo in campo sia le risorse del Piano di sviluppo rurale 2014-2020 che i fondi dell’Ocm ortofrutta, rimuovendo le eventuali criticità operative ad esempio, la soglia minima della delle misure del piano di sviluppo rurale. A questi interventi è propedeutico il monitoraggio che stiamo conducendo in questi giorni sulle aziende agricole padovane. Chiediamo alla Regione di far presto e di non sottovalutare un fenomeno che nel prossimo futuro potrebbe avere conseguenze ancora peggiori”. Al problema sta lavorando anche l’Università di Padova. Sono in corso le sperimentazioni su possibili antagonisti naturali, vale a dire insetti grado di parassitare le uova di cimice asiatica in grande quantità e in breve tempo, con una certa efficacia. Ecco perché, conclude Coldiretti Padova, la ricerca è fondamentale ed è importante che venga adeguatamente sostenuta con una attenta e tempestiva programmazione delle risorse.

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