rotate-mobile
Venerdì, 19 Aprile 2024
Attualità

Una Lectio Magistralis da il via al corso sui cambiamenti climatici dell'Università: 2023 anno più caldo della storia

Spiegano dal DIpartimento Icea: «La crisi climatica in corso è sempre più evidente e rappresenta la sfida più importante dei nostri tempi: il 2023 ha segnato una nuova normalità climatica, definita dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, l’era del “global boiling” . Un anno cruciale e disastroso nel quale tutti i record storici di temperatura globale sono stati oltrepassati. Il 2023 è stato l'anno più caldo mai documentato dal 1850»

Lunedì 4 marzo, presso l’Università di Padova, si terrà la Lectio Magistralis del prof. Carlos Larrea Maldonado, membro del Comitato Direttivo del Trattato per la Non-Proliferazione dei Combustibili Fossili (FFNPT) e Direttore dell'Area Ambiente y Sustentabilidad dell’Università Andina Simón Bolívar di Quito (Ecuador). Un appuntamento che coincide con l'avvio del corso su “Cambiamenti climatici e adattamenti negli ecosistemi e nelle società” del professor Salvatore Pappalardo. 

Quanto accaduto l'agosto 2023 nel paese dell’America Latina, rappresenta qualcosa di unico in relazione a come si può rispondere alla crisi climatica. Spiega il professor Pappalardo: «Lì si è svolto primo referendum al mondo per lasciare i combustibili fossili nel sottosuolo Il relatore della Lectio Magistralis, il Prof. Carlos Larrea Maldonado è stato uno dei protagonisti di un traguardo storico avvenuto in Ecuador, in cui il 20 Agosto 2023 si è tenuto il primo referendum al mondo in cui i cittadini hanno potuto esprimersi in favore o contro il mantenimento del petrolio nel sottosuolo in un’area protetta. La vittoria del sì con il 59% ha bloccato le trivellazioni della concessione petrolifera n. 43, conosciuta come blocco ITT (Ishipingo-Tambococha-Tiputini) che si sovrappone alla riserva della biosfera UNESCO Yasuni, importantissima area di conservazione biologica e culturale che comprende il parco nazionale Yasuni, la zona Intangibile riservata al diritto all’autodeterminazione dei popoli incontattati Tagaeri-Taromenane, conosciuta con l’acronimo ZITT, e i territori della nazione indigena Waorani. Una vittoria storica che è il risultato di una lunga lotta decennale che ha visto la società civile, i movimenti indigeni, gli accademici e i ricercatori collaborare per la giustizia climatica e la transizione dai combustibili fossili per preservare la biodiversità ecologica e culturale di una delle aree più biodiverse dell’intera foresta Amazzonica».

Global warming

Un segnale davvero importante quello che arriva dall'Ecuador, come il professor Salvatore Pappalardo sottolinea: «L’attuale situazione di crisi climatica è causata dall’eccessivo sfruttamento delle risorse fossili (petrolio, gas e carbone), che sono responsabili di circa il 90% delle emissioni totali di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera terrestre (SEI et al., 2021). A supporto di questa tesi, molteplici pubblicazioni scientifiche e report di enti internazionali segnalano che, per restare all’interno degli obiettivi definiti dalla governance climatica internazionale, è necessaria ed urgente la sospensione immediata di ulteriori sussidi per la promozione di nuove concessioni di estrazione di idrocarburi, avviando con quei fondi l’eliminazione delle concessioni già sviluppate e/o in produzione (IEA, 2023). Un'altra ricerca nodale all’interno di questo dibattito è stata pubblicata nel 2021 da Welsby et al. che hanno mostrato che per restare all’interno dello scenario di 1.5°C di riscaldamento delineato dall’accordo di Parigi, con una probabilità del 50%, bisogna lasciare nel sottosuolo a livello di giacimenti globali rispettivamente il 58% del petrolio, il 58% di gas naturale e 89% di carbone. L’analisi elaborata non è solo quantitativa ma per la prima volta viene svolta anche un’indagine geografica a scala paese che definisce le cosiddette “unburnable carbon areas”, ovvero quelle zone in cui è prioritario iniziare l’abbondono dello sfruttamento delle risorse fossili. Nonostante le evidenze scientifiche gli attuali impegni climatici adottati dalla governance climatica internazionale non sono ancora all’altezza dell’emergenza climatica e degli obiettivi prefissati».

La classifica dei mesi più caldi

Un segnale davvero importante quello che arriva dall'Ecuador, come il professor Salvatore Pappalardo sottolinea: «L’attuale situazione di crisi climatica è causata dall’eccessivo sfruttamento delle risorse fossili (petrolio, gas e carbone), che sono responsabili di circa il 90% delle emissioni totali di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera terrestre (SEI et al., 2021). A supporto di questa tesi, molteplici pubblicazioni scientifiche e report di enti internazionali segnalano che, per restare all’interno degli obiettivi definiti dalla governance climatica internazionale, è necessaria ed urgente la sospensione immediata di ulteriori sussidi per la promozione di nuove concessioni di estrazione di idrocarburi, avviando con quei fondi l’eliminazione delle concessioni già sviluppate e/o in produzione (IEA, 2023). Un'altra ricerca nodale all’interno di questo dibattito è stata pubblicata nel 2021 da Welsby et al. che hanno mostrato che per restare all’interno dello scenario di 1.5°C di riscaldamento delineato dall’accordo di Parigi, con una probabilità del 50%, bisogna lasciare nel sottosuolo a livello di giacimenti globali rispettivamente il 58% del petrolio, il 58% di gas naturale e 89% di carbone. L’analisi elaborata non è solo quantitativa ma per la prima volta viene svolta anche un’indagine geografica a scala paese che definisce le cosiddette “unburnable carbon areas”, ovvero quelle zone in cui è prioritario iniziare l’abbondono dello sfruttamento delle risorse fossili. Nonostante le evidenze scientifiche gli attuali impegni climatici adottati dalla governance climatica internazionale non sono ancora all’altezza dell’emergenza climatica e degli obiettivi prefissati».

temperature oceani

La giornata è organizzata in collaborazione con il Centro di Eccellenza per la Giustizia Climatica (Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile ed Ambientale ICEA), e la laurea magistrale internazionale Erasmus Mundus in Climate Change and Diversity: Sustainable Territorial Development, coordinata dal prof. Massimo De Marchi. Spiegano dal DIpartimento ICEA: «La crisi climatica in corso è sempre più evidente e rappresenta la sfida più importante dei nostri tempi: il 2023 ha segnato una nuova normalità climatica, definita dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, l’era del “global boiling” . Il 2023 ha rappresentato, infatti, un anno cruciale e disastroso dal punto di vista della crisi climatica, nel quale tutti i record storici di temperatura globale sono stati oltrepassati. Per citare alcuni dati climatologici, il 2023 è stato l'anno più caldo mai documentato dal 1850, nel quale la temperatura globale annua registrata è stata di 1,45 ± 0,12 °C al di sopra dei livelli preindustriali (1850-1900). Con tali valori, gli obiettivi del famoso Accordo di Parigi della COP21 (2015) che puntavano a contenere l’aumento della temperatura media globale “ben al di sotto” dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, limitando l’incremento a massimo 1.5°C di riscaldamento globale in modo da ridurre significativamente i relativi rischi ed impatti climatici, sembrano assai lontani dall’essere rispettati (UNFCC, 2015). Tale tendenza all'aumento della temperatura globale è costante dal 1980, dopo il quale ogni decennio è stato più caldo di quello precedente; infine, gli ultimi dieci anni (2014-2023) sono stati i più caldi mai registrati».

Prof Pappalardo dipartimento Icea UniPd

La giornata è organizzata in collaborazione con il Centro di Eccellenza per la Giustizia Climatica (Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile ed Ambientale ICEA), e la laurea magistrale internazionale Erasmus Mundus in Climate Change and Diversity: Sustainable Territorial Development, coordinata dal prof. Massimo De Marchi. Spiegano dal DIpartimento Icea: «La crisi climatica in corso è sempre più evidente e rappresenta la sfida più importante dei nostri tempi: il 2023 ha segnato una nuova normalità climatica, definita dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, l’era del “global boiling” . Il 2023 ha rappresentato, infatti, un anno cruciale e disastroso dal punto di vista della crisi climatica, nel quale tutti i record storici di temperatura globale sono stati oltrepassati. Per citare alcuni dati climatologici, il 2023 è stato l'anno più caldo mai documentato dal 1850, nel quale la temperatura globale annua registrata è stata di 1,45 ± 0,12 °C al di sopra dei livelli preindustriali (1850-1900). Con tali valori, gli obiettivi del famoso Accordo di Parigi della COP21 (2015) che puntavano a contenere l’aumento della temperatura media globale “ben al di sotto” dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, limitando l’incremento a massimo 1.5°C di riscaldamento globale in modo da ridurre significativamente i relativi rischi ed impatti climatici, sembrano assai lontani dall’essere rispettati (UNFCC, 2015). Tale tendenza all'aumento della temperatura globale è costante dal 1980, dopo il quale ogni decennio è stato più caldo di quello precedente; infine, gli ultimi dieci anni (2014-2023) sono stati i più caldi mai registrati».

Un momento dell'incontro pubblico alla Prandina, l'intervento della ricercatrice Francesca Peroni del dipartimento Icea UniPd

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Una Lectio Magistralis da il via al corso sui cambiamenti climatici dell'Università: 2023 anno più caldo della storia

PadovaOggi è in caricamento