Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca

Lavoratori sfruttati: anche l'ultimo componente della banda finisce agli arresti domiciliari

In cinque sono accusati di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro. Quattro erano già stati individuati, ora è stato fermato anche l'ultimo "caporale"

Pagavano i lavoratori meno di quanto avrebbero dovuto e li facevano vivere in abitazioni di fortuna, senza energia elettrica. Tutto per poter fornire manodopera agricola alle aziende ad un prezzo competitivo. I carabinieri del gruppo Tutela lavoro di Venezia e del nucleo Ispettorato del lavoro di Vicenza con l’operazione “Polvere di stelle” hanno messo fine allo sfruttamento.

L’indagine

Nella mattinata di lunedì 7 febbraio i carabinieri hanno eseguito la misura di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un 27enne marocchino, appena rientrato in Italia. Era l’ultimo di cinque misure eseguite dal novembre 2020 per l’accusa di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro. Altre quattro persone sono coinvolte: tre marocchini, un albanese e una donna italiana. Le vittime sono decine di lavoratori di origine marocchina, molti irregolari. Il provvedimento emesso dal Gip di Verona su richiesta della Procura trae origine da un’indagine avviata nel maggio 2019 dopo alcuni controlli in aziende agricole di Padova, Vicenza e Verona. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore veronese Anna Maria Zanotti, ha consentito di individuare un’azienda con sede a Cologna Veneta (Verona) che reclutava cittadini marocchini da sfruttare nel mondo agricolo. Oltre a pedinamenti e controlli, fondamentali sono state le testimonianze di alcune delle vittime.

Il modus operandi

Il titolare dell’azienda, con i due figli e un complice albanese, si occupava di reclutare manodopera per altre ditte. La donna, collaboratrice di un commercialista, aiutava gli altri quattro per evadere gli oneri contributivi. Sfruttavano la vulnerabilità dei lavoratori, la loro ignoranza delle leggi italiane e il loro bisogno di sopravvivenza per restare sul mercato agricolo con prezzi concorrenziali. Li pagavano pochissimo, li facevano alloggiare in abitazioni di fortuna senza luce e riscaldamento. Li accompagnavano in auto al lavoro e li controllavano. Nessun rispetto delle norme di sicurezza, men che meno fornivano mascherine.

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