Domenica, 26 Settembre 2021
Politica

Inceneritore, Lorenzoni: «Bene ha fatto il sindaco Giordani a richiamare il ruolo d'indirizzo e controllo della Regione»

«Paradossale rispetto alla retorica degli ultimi anni che vede il Veneto in testa alle rivendicazioni autonomiste, proprio ove può esercitare la propria autonomia manca l’interlocuzione costruttiva con le imprese»

Nel dibattito sulla nuova linea di incenerimento dei rifiuti in progettazione a Padova da parte dell’Azienda HestAmbiente del gruppo Hera è in corso un vivace dibattito che sta coinvolgendo tutte le forze politiche oltre che comitati. «E’ un tema importante e l’occasione per comprendere alcuni meccanismi delicati su cui è inderogabile un’azione politica lucida e consapevole», dichiara il portavoce dell'opposizione in Regione, Arturo Lorenzoni. «Il mondo dei rifiuti sta cambiando rapidamente, con la diffusione sempre più spinta della raccolta differenziata, che comporta un’organizzazione diversa della filiera: meno rifiuti generati fin dalla progettazione dei prodotti per rispettare il principio della circolarità dell’economia, meno discariche, meno impianti di incenerimento, più impianti di recupero per la carta, la plastica, il vetro, i metalli, per la frazione organica. La penetrazione della raccolta differenziata in Veneto è crescita dal 68,8% nel 2015 al 74,7% nel 2019 (fonte ISPRA). Una riorganizzazione progressiva che rappresenta anche un’opportunità economica per le imprese capaci di offrire servizi di qualità alle amministrazioni, in prossimità, ma anche a molte centinaia di km di distanza in alcuni casi (quanti rifiuti italiani in viaggio!). E la nostra regione è certamente tra quelle virtuose sul piano industriale, in relazione all’esigenza di adeguare tutta la filiera: modificare l’imballaggio dei prodotti, le modalità di raccolta del rifiuto, di trasporto, di stoccaggio e di trattamento, fino al riutilizzo dei materiali. In questo le imprese di servizio pubblico si sono organizzate e inseguono in modo sano economie organizzative basate sulla propria attività industriale».

Imprese

«Un tempo, quando tali imprese - spiega Arturo Lorenzoni - erano controllate direttamente dalle amministrazioni locali (le imprese municipalizzate) gli obiettivi del territorio erano fatti propri dalle imprese attraverso la gestione, con una catena di controllo molto breve da parte dei comuni. A partire da inizio secolo però, ha preso progressivamente piede il processo di privatizzazione delle municipalizzate, dettato da esigenze finanziarie degli enti e dalla convinzione che l’amministrazione dovesse restare esterna alla gestione delle attività economiche. Molte di esse sono ora quotate in borsa, chiamate a seguire obiettivi esclusivamente industriali, con legami molto meno stretti con le amministrazioni dei territori in cui operano. O meglio, con legami diversi: la pubblica amministrazione da proprietaria delle imprese (regolatrice e regolata), ha tenuto per sè solo il ruolo di controllo e indirizzo, lasciando la gestione a manager che rispondono al mercato, prima che ai sindaci. Tutto funzionale fintanto che l’amministrazione riesce a tenere un’interlocuzione forte e competente, anticipando le richieste delle imprese e guidando le loro scelte. Ma una condizione  estremamente critica quando, in presenza di asimmetrie informative e di una latitanza della amministrazione, le imprese decidono in autonomia, massimizzando il proprio obiettivo invece che quello generale del territorio su cui operano. È una criticità reale per tutti i servizi pubblici: trasporti, telecomunicazioni, acqua, gas, rifiuti, ma in questo momento in particolare in Veneto per la gestione dei rifiuti, normata dal “Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani e speciali”, approvato dal Consiglio regionale in aprile 2015 (delibera n. 30 del 29/04/2015) e scaduto a dicembre 2020».

Gestione rifiuti

«Sono le Regioni e le Province autonome, in base alla normativa vigente, che predispongono, approvano e aggiornano i piani di gestione dei rifiuti. I piani comprendono l'analisi della gestione dei rifiuti esistente nell'ambito geografico interessato e le misure da adottare per migliorare l'efficacia ambientale delle diverse operazioni di gestione dei rifiuti. Lo Stato ha solo il compito di determinare i criteri generali ai fini dell’elaborazione dei piani regionali. È materia autonoma, in altre parole. Su cui il Veneto ha lasciato scadere il Piano, quando, a motivo della rapidità dei cambiamenti, vi era invece la necessità di guidare il processo e non di lasciarlo gestire alle dinamiche di mercato.Qui si pone la questione centrale a cui come amministratori si deve dare risposta: le indicazioni le devono dare le imprese all’amministrazione o viceversa? L’ottimizzazione deve essere cercata nel perimetro dell’impresa o nel perimetro territoriale dell’ambito ottimale identificato dalla norma? Non è una distinzione di poco conto e certamente ove la parte pubblica sia latitante, le imprese troveranno soluzioni confacenti alla loro organizzazione».

Piano Veneto

«E qui rileva il fatto che il Piano del Veneto sia stato lasciato scadere, senza - precisa il portavoce dell'opposizione in Regione, Arturo Lorenzoni - aver dato indicazioni operative alle scelte delle imprese a valle delle trasformazioni avvenute dal 2015. E in assenza di indicazioni organiche sull’evoluzione dei volumi da trattare di ciascun tipo di rifiuto nel bacino regionale diviene impossibile valutare se vi sia la necessità di nuovi impianti, o di tenere operative linee di trattamento che impattano comunque sul territorio. Nessuno vorrebbe avere impianti legati alla gestione del rifiuto vicino a casa (come gli impianti di produzione di energia elettrica o le strade), ma questi vi devono essere, per cui la norma prevede una regolazione degli investimenti e misure di compensazione e di inserimento nel paesaggio. Che devono essere pensate per tempo e in modo coerente con la vocazione dei territori».

Comune e Regione

«Per questo - sottolinea Lorenzoni - bene ha fatto il sindaco di Padova Sergio Giordani a richiamare il ruolo di indirizzo e controllo della regione, per potersi esprimere sull’opportunità della nuova linea di incenerimento. Perché è vero che la quantità autorizzata di rifiuti trattati non verrà aumentata e che la sostituzione delle vecchie linee con una nuova comporta una riduzione degli inquinanti emessi, ma è anche vero che se l’impianto non serve nella dinamica dell’evoluzione del trattamento del ciclo dei rifiuti del Veneto e l’impresa pensa alla propria (profittevole) attività industriale extraregionale, non ha senso chiedere questo sacrificio ai cittadini di Padova, senza una programmazione concordata. Il controllo, un tempo esercitato dal Comune tramite la proprietà non si esplica più, lasciando come si è detto tale facoltà all’indirizzo regionale. Ma se questo manca, tutta l’organizzazione perde la bussola, sul piano economico (con maggiori costi per i cittadini), ambientale, sociale. Serve insomma una maggior capacità di indirizzo e controllo rispetto al passato, non meno, come qualcuno erroneamente (e colpevolmente) vuol far intendere, con un’azione normativa tempestiva e concordata con il territorio. La latitanza su questi temi si paga cara, come sanno alcune aree del nostro paese». Infine la stoccata finale: «Sembra paradossale rispetto alla retorica degli ultimi anni che vede il Veneto in testa alle rivendicazioni autonomiste, ma proprio ove può esercitare la propria autonomia manca l’interlocuzione costruttiva con le imprese. Merita ciò il Veneto?»

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