Intercettata ad Abano la donna che appiccò il rogo alla Nek: era il terrore dei colleghi

Scoperta durante un controllo, finirà in cella per 4 anni dopo il devastante incendio appiccato per vendetta in seguito al licenziamento. Aveva agito con la complicità del compagno

La travagliata vicenda della ditta Nek non sembra destinata ad avere fine: torna a far parlare di sè Bouchra El Kahi, la 35enne marocchina condannata a 4 anni per l'incendio doloso che il 4 ottobre 2016 devastò il gigantesco impianto di recupero dei rifiuti.

Il rogo

Una vicenda torbida e un rogo devastante appiccato per vendetta, che aveva trascinato nel baratro una società già travolta da contrasti sindacali, dissidi interni, sabotaggi, la cui vicenda si è conclusa con il licenziamento di una ventina di dipendenti. I 3.200 metri quadrati di capannoni in cui venivano stoccati e recuperati imballaggi di rifiuti erano andati completamente in fumo, la struttura principale collassata, i macchinari irrimediabilmente compromessi. Superiore ai 2 milioni di euro il danno stimato.

Gli arresti

Dopo quattro mesi di indagini serrate, che avevano tenuto sotto stretta sorveglianza anche i dipendenti della cooperativa Libera, gestore della Nek e dello stabilimento, gli inquirenti avevano messo le manette ai polsi di una coppia di marocchini. La 35enne di Battaglia Terme, con precedenti e già dipendente della cooperativa, era finita nel carcere di Verona con la pesantissima accusa di essere la mente dell'attentato. Con lei era stato arrestato anche lo spasimante Said Rabbah, 29enne di Pernumia che avrebbe contribuito ad appiccare il fuoco.

Violenta e prevaricatrice sul posto di lavoro

Tanto banale quanto sconcertante il movente: una vendetta maturata dopo il licenziamento da parte di Libera, covata così a lungo da portare alla distruzione dell'intera azienda e a mettere a rischio il posto di lavoro di decine di persone. Un risvolto angosciante che però non stupisce a fronte delle testimonianze rilasciate da colleghe e superiori della donna, che all'interno di Nek ricopriva un ruolo importante, essendo referente della cooperativa e quindi in stretto contatto con sia con i lavoratori che con la dirigenza. Vessazioni di ogni genere, minacce, ferie non concesse, eccessi di ira tanto da mandare un collega all'ospedale: un comportamento sempre più intollerabile, culminato con una denuncia per furto rimediata nel maggio 2016, che aveva portato al licenziamento. Una "buona scusa" per Libera, che non ammettendo persone con precedenti nel proprio organico era riuscita a liberarsi della tremenda 35enne. Una scelta mai digerita dalla donna, che aveva reso succube il connazionale ed elaborato il suo piano criminale.

Il controllo

Nel settembre 2017 i due avevano patteggiato 3 anni e 4 mesi di carcere per incendio doloso, a cui per la donna si sono aggiunti altri 9 mesi per i reati di rapina e furto aggravato. L'hanno trovata i carabinieri di Abano Terme mercoledì pomeriggio nel corso di un controllo straordinario per la sicurezza e al controllo delle generalità è emersa la condanna che dovrà scontare. Ora la attende il carcere, oltre al risarcimento dell'azienda assegnato durante la sentenza ma momentaneamente sospeso per mancanza di fondi da parte della coppia.

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