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Domenica, 16 Giugno 2024
Calcio

Inizia la II°Era Oddo a Padova, un solo obiettivo: «Sono qui per vincere i playoff, dentro di me c'è una grande fiammella motivante»

Le prime parole di Massimo Oddo in conferenza stampa all'Euganeo dopo il ritorno sulla panchina biancoscudata

Un filo da riannodare, un epilogo diverso da realizzare rispetto a quello consumatosi in quel maledetto 12 giugno 2022 al Barbera di Palermo. La seconda esperienza di Massimo Oddo sulla panchina del Padova inizia con tanta motivazione e il desiderio di fare la storia in una piazza che dopo i pochi mesi alla guida nel 2022, gli è rimasta nel cuore. Insomma, mister Oddo è un uomo in missione, si spera fino al 10 giugno: «Ci tengo a dire che sono contento di essere tornato e di avere un'altra opportunità in questa piazza. Conosco tutti e ci tengo a ricordare Andrea Moretto, il collega scomparso di Telenuovo. Sono estremamente contento di essere qui perché sono convinto che nel momento in cui il direttore mi ha chiamato la fiammella si è accesa subito e le motivazioni me le danno il materiale a disposizione della squadra che conosco bene. Ho seguito il Padova e penso che sia una squadra con cui ci si può divertire e possa arrivare in fondo. C'è un playoff da disputare, sappiamo quanto può essere difficile, ma la voglia e l'entusiamo ci sono. Trasmettere queste sensazioni alla squadra sarà il mio compito. Paragoni con la rosa di due anni fa? Non penso al passato, questa è una squadra forte e che può fare bene. Con criteri in linea con la mia idea di calcio. Sono già entrato in corsa in altre situazioni, ma non c'era la stessa fiammella di oggi. Sento motivazioni dal momento in cui è squillato il telefono ed è comparso il nome del direttore sportivo. Sono convinto di poter fare un buon lavoro qui. Perché due anni fa non sono rimasto? Tutto diverso. Ora c'è una squadra, al tempo non c'era una lista di giocatori e una situazione dopo la finale playoff persa di fila. Il presidente non si era esposto sulla programmazione e contratti in essere pesanti. Non c'era chiarezza e in quel momento non avevo l'entusiasmo di oggi guardando la rosa. È stata una scelta di rispetto nei confronti della piazza e tifosi, non di rifiuto. C'era grande delusione e non era il momento giusto. Da oggi entrerò in ballo e farò le mie scelte. Le partite decisive poi si vincono o si perdono. Io non parlo mai di fallimento, nel calcio una vince e una perde. Quello che è stato in precedenza non lo so, ma ho delle certezze nella mia testa conoscendo la squadra. Conosco tutti i giocatori, tre ne ho pure allenati, ma una linea in testa ce l'ho e spero siano idee giuste per la squadra».

La cena con il direttore Massimiliano Mirabelli, subito la riorganizzazione di una squadra comunque al secondo posto in classifica a soli tre punti dalla certezza di disputare i playoff entrando in scena al secondo turno nazionale: «Vogliamo vincere, indubbio. Se una società cambia un allenatore dopo 70 punti e il secondo posto in classifica è perché immagino ci sia bisogno. Il rinnovo? Non mi interessa. Con Mirabelli e la società ci conosciamo e non c'è bisogno di nulla. Io sono qui per un unico obiettivo: vincere i playoff. Il ritiro di Lens di due anni fa? In quel caso aspettammo 3 settimane prima di rientrare in campo. Cercheremo di fare qualche amichevole in questo periodo, facendo partite di livello per arrivare preparati. Il ritiro di Lens non c'entrò nulla. Quella squadra era più "vecchiotta" e non ebbi alcun tipo di problema a livello fisico, nonostante alcuni giocatori con problemi cronici. Finito il campionato la squadra si fermò, ci furono anche questioni mentali e poi fisiche. Ricordo i problemi fisici di Ronaldo e Jelenic, ad esempio. Questa squadra è giovane e da quello che mi dicono ha tanta fame e voglia di arrivare agli obiettivi. Quando c'è una squadra giovane con cui poter lavorare fisicamente è un'ottima base su cui partire. Tatticamente, in linea di massima, ho le idee abbastanza chiare. In questo momento c'è un obiettivo diverso: manteniamo il secondo posto e poi prepariamo i playoff. Queste tre partite servono per creare mentalità e sono importanti per questo motivo. Non sono tornato a Padova per rivalsa o voglia di rivincita. Nel 2022 era un altro campionato e un'altra squadra. Le uniche cose uguali sono lo stadio e i tifosi. Un cerchio che si chiude quest'esperienza? È quello che ci si aspetta, ma il mio unico obiettivo è quello di vincere. Venire qui per 3 mesi, senza nessun tipo di "protezione" significa che abbiamo solo un unico obiettivo. Vengo con il vice Donatelli. La coesistenza tra Crisetig e Radrezza? Si può avere anche un trequartista che corre. Tutto è possibile nel calcio. In questo momento ho le idee chiare e solo il tempo mi dirà se saranno corrette. L'interpretazione è quella che conta. Anni fa Liedholm diceva "io li ho messi con il 4-4-2, poi i ragazzi si sono mossi". Mettere i giocatori nelle migliori condizioni è la cosa più importante».

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