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La fiaccolata (foto Facebook)

La fiaccolata (foto Facebook)

In trecento alla fiaccolata contro l'accoglienza dei profughi a Padova

La manifestazione contro l'ospitalità di migranti in case private ha visto la partecipazione di residenti e commercianti, ma anche di esponenti della giunta, in testa il sindaco. Momenti di tensione in piazza delle Erbe

Circa trecento persone si sono radunate in corteo, giovedì sera, davanti a palazzo Moroni, per manifestare contro l'accoglienza dei profughi a Padova. La fiaccolata, proclamata inizialmente per venerdì 15 maggio, in concomitanza con l'evento di orientamento opposto "Padova accoglie", e rinviata all'ultimo su richiesta del sindaco Massimo Bitonci, per timore di scontri con gli "antagonisti", ha visto la presenza, una settimana più tardi, tra i residenti e i commercianti promotori dell'iniziativa, anche di diversi componenti della giunta padovana, in testa il primo cittadino leghista. Alcuni di loro hanno indossato magliette con la scritta: "Case prima ai veneti sfrattati, dopo agli ultimi arrivati".

LA FIACCOLATA. L'appuntamento alle 19.30 davanti al municipio. I manifestanti, circa trecento persone, hanno sfilato per le vie cittadine nonostante il maltempo, per dire "no" all'accoglienza di migranti nelle case private. "Non siamo razzisti, siamo contro il business dell'accoglienza - ha spiegato Bitonci - non è questa l'accoglienza che vogliamo". Il serpentone si è sciolto in piazza Antenore, davanti alla sede della prefettura, dove si è conclusa la fiaccolata.

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"ANTENORE PRIMO PROFUGO". Momenti di tensione ci sono stati in piazza delle Erbe, quando un piccolo gruppo di attivisti del centro sociale "Gramigna" ha rivolto insulti al corteo di manifestanti. Gli oppositori sono stati subito circondati da alcuni agenti in tenuta anti-sommossa. Sulla pagina Twitter del C.S.O. Pedro, un ironico messaggio, rivolto al corteo anti-profughi davanti alla prefettura, tira in ballo proprio colui che dà il suo nome alla piazza: "Anche Antenore non ci sta. Bitonci sindaco di tutti, ma contro il primo profugo, fondatore di Padova". Alcuni attivisti hanno "messo in salvo" il monumento, avvolto da una cordone di simbolici "barconi" di carta.

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PROFUGHI, PADOVA SPACCATA. La questione dell'accoglienza dei profughi in case private è divenuta in queste settimane, tra favorevoli e contrari, sempre più pressante e scottante. Dopo che alcuni cittadini hanno deciso di mettere a disposizione dei migranti i propri alloggi - è il caso, ad esempio, della 90enne che, colpita dal dramma degli sbarchi, ha messo recentemente a disposizione la propria abitazione per ospitarli - Padova si è divisa nettamente in due: da una parte chi parla di un'"invasione", tra questi il sindaco Bitonci che ha firmato un'ordinanza ad hoc, e avviato una raccolta firme; dall'altra parte la Padova solidale, e la manifestazione di venerdì scorso, che ha raccolto un migliaio di adesioni.

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